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Pisciotta: Il Borgo Medievale del Cilento

Pisciotta viene da tutti riconosciuta come uno tra i borghi medievali del Cilento meglio conservati. È arroccata su una collina in cima alla quale spiccano i palazzi nobiliari e la Chiesa madre, difesi da tutti gli altri antichi edifici in pietra. È fatta di vicoli, a volte molto angusti, che si diramano come in un labirinto, tanto che non sempre si comprende dove portino.

Storia e Origini

La storia del paese ci riporta molto indietro nei secoli, perfino in età mitologiche o comunque a civiltà pelagiche, se dobbiamo dar credito a una diceria che vuole Pisciotta fondata dagli abitanti di Molpa, località a sud-est di Capo Palinuro.

Il borgo si è sviluppato ed evoluto attraverso progressive migrazioni di popolazione:

  • VI secolo (535–553 d.C.): Durante la guerra gotico-bizantina, Molpa venne distrutta e abbandonata dai suoi abitanti, che si rifugiarono sulla collina soprastante il mare dove oggi sorge Pisciotta.
  • Anno 915: A questa prima migrazione si aggiunse quella degli abitanti di Pixus (Policastro Bussentino), insediamento greco sulla costa del mar Tirreno attaccato dai Saraceni.
  • Anno 1464: Un'ulteriore migrazione avvenne quando gli abitanti di Molpa, nuovamente distrutta, trovarono definitivo rifugio a Pisciotta.

La prima notizia certa del nome di Pisciotta risale a un diploma di Re Ruggero del 1131, scritto in greco, che nomina il luogo in latino: "...de pissottanis...".

I Feudi e le Grandi Famiglie

Nel corso dei secoli, il borgo fu feudo di diverse e illustri famiglie nobiliari:

  • I Caracciolo
  • I Sanseverino
  • I Pappacoda
  • I Pignatelli

Gli ultimi feudatari furono i principi Doria d'Angri, che detennero il feudo fino alla sua abolizione decretata da Gioacchino Murat.

Personaggi Illustri: Monsignor Luigi Pappacoda

Figlio illustre di questa terra fu Monsignor Luigi Pappacoda, Vescovo della Diocesi di Capaccio tra il 1635 e il 1639. Legato da un amore esemplare al paese natio, trasferì qui la sede vescovile.

Proseguì il suo ministero episcopale a Lecce dal 1639 alla morte (1670). Fu proprio lui a rendere la ridente città pugliese culla di una vivacità architettonica dagli esiti impareggiabili:

Promosse l’apertura dei principali cantieri del Duomo e degli annessi palazzi, fungendo da mecenate per artisti del calibro di Giuseppe Zimbalo.