La Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo di Pisciotta è uno scrigno di fede e arte che narra, le trasformazioni storiche di questa comunità. I documenti e le visite pastorali permettono di ricostruire una genesi di ampliamenti e modifiche che ebbe il suo culmine tra i secoli XVI e XVIII. Col tempo e grazie all’investimento di famiglie magnatizie, l’edificio ha assunto un’imponenza di raro impatto e con pochi precedenti sul territorio: la navata maggiore vanta dimensioni da primato, con ben venti metri di lunghezza e oltre sette di larghezza. Lo splendore monumentale dell'edificio si deve in gran parte a Monsignor Luigi Pappacoda, Vescovo della Diocesi di Capaccio che vi trasferì la residenza Episcopale e gli uffici tra il 1635 e il 1639, rendendola una dignitosissima cattedrale. Nel 1775, la Congregazione del Monte dei Morti e le principali famiglie del borgo ne promossero la «necessaria rifazione», cioè un adeguato abbellimento. Fu allora che la chiesa conobbe un assetto più omogeno: quattro arcate lungo la navata, quattro aperture laterali con tre altari gentilizi, quattro finestroni sulle cornici e quattro dipinti sulle volte. A questa geometrica armonia si affiancano affascinanti eccezioni provinciali, come l'abside curva all'interno ma poligonale all'esterno o l'asimmetria creata dalla sagrestia a destra e dal campanile a sinistra. Molti lasciti artistici meritano attenzione: dall’Annunciazione del pittore pugliese Giuseppe De Musso, di matrice solimeniana, alle monumentali statue lignee di Pietro e Paolo, dono del sovrano Carlo III; dalla statua della Madonna del Rosario, dalle fogge baroccheggianti, alla Mater Universi del primo ‘800, ispirata al naturalismo della statuaria napoletana del tempo. Gli affreschi del soffitto (scene dell’Antico e Nuovo Testamento) recano la firma del pittore salernitano Pennino, attivo lo scorso secolo.
[Estratto rielaborato da “Pisciotta e la sua chiesa madre” di Gianluca Veneroso]
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