La Chiesa Madre

TRATTO DA “IL MARE DELLA SPERANZA” DI ALESSANDRO PINTO

… dolce paese,

sacro nel pensiero,

con la tua Chiesa mi ritorni in mente:

e il campanile

del bel tempio a Dioè qui con me,

con tutti quei segreti

tintinnanti nei bronzi.

Il Ferrino riferisce che alla Pantana nel 1033 esisteva un piccolo monastero con la chiesa di S. Caterina Greca.

Per quanto si riferisce alla storia della Chiesa Madre di Pisciotta, va ricordato che quella attuale sorge su altre due, di epoche precedenti e  fu fatta costruire con fondi della Corona direttamente, fatto questo assolutamente singolare che va messo in relazione alla presenza di un precettore dei figli del Sovrano che aveva larga considerazione a Corte e che, oltre a sollecitare la realizzazione di una Chiesa architettonicamente di rilievo, pensò di arricchirla con statue (Madonna delle Grazie, Santi Pietro e Paolo, tutte statue provenienti dalle cappelle reali). Dalle visite pastorali dei Vescovi e dei Vicari si rilevano notizie interessanti la conformazione delle cappelle e gli amplimenti della Chiesa.

Da quella del 14 aprile 1583 effettuata da Mons. Silvio Galasso, Vicario del Vescovo di Capaccio, Lorenzo Belo, in una chiesa che non è certamente quella di oggi. Il paese contava 200 famiglie e 600 abitanti, 7 sacerdoti e 2 diaconi. Il campanile era in costruzione. Egli parla di altari di “diritto patronato”, come quella di S.Caterina della famiglia de Grassis; quella dell’Assunzione dei fratelli G.B. e Mario de Longis; quella della S.S. Trinità di Pietropaolo e Ferdinando Trama, e, ancora, l’altare della Madonna delle Grazie, la cappella del presepe, nella cripta, l’altare del Salvatore e quello della Concezione. Il giudizio del visitatore sulle condizioni degli altari e delle cappelle è assolutamente negativo per un complesso di fattori, così come viene rilevata la mancanza di finestre per la immissione di luce. Condivide il punto di vista del clero di sostituire la vecchia sagrestia, piuttosto oscura con una nuova, di cui viene scelto lo spazio da usare.

Mons.Morello visita ancora il Paese nel 1602 e 1604, ma nella visita del 19 aprile 1607 descrive la Chiesa nelle condizioni pressocchè identiche a quelle della visita precedente, eccezion fatta di una nuova cappella di proprietà della Famiglia Del Giudice e quella di S.Caterina, dov’è la sepoltura dei familiari de Grassis che viene dichiarata interdetta per la mancanza di lavori di restauro, prescritti dalla visita precedente.

Si parla anche della cappella dei Tre Magi del patronato della famiglia Ciaccio cui si interdice la sepoltura, se non provvede entro sei mesi ai lavori e agli ornamenti necessari.

Nella visita del 6 gennaio 1716 si parla del cimitero,…”asserebatur, quod coemeterium in parte inferiore eiusdem loci aedificabitur”, un cimitero ancora fuori della chiesa e che, solo più tardi, verso la fine del 1700, sarà incorporato in essa. Si parla ancora della Cappella del Monte dei Morti che il Vescovo consente di trasferire nella chiesa in costruzione nel cimitero e il trasferimento al suo posto della Cappella della Concezione del patronato della Famiglia Mandina, purchè questa provveda per una immagine sacra di migliore fattura.

Mons.Francesco Nicolai riferisce, nella sua relazione,del campanile, delle due campane e dell’organo nuovo.

L’Abate Romano, il 17 novembre 1728, nella visita al paese relazionandone parla della cappella di S.M. della Stella.

Allora il clero era composto da 12 sacerdoti: Michele Del Giudice,Domenico Apicella, carmine Laurino, Giuseppe Cimbali,Tommaso Vetere, francesco percopo, Paolo Trani, Giuseppe del Giudice,Gennaro Guglielmelli, Domenico Sannelli, Domenico Casato e Costantino Iannelli.

Con la visita del 20 febbraio 1731 del Mons.Odoardi,realizzata, però di fatto dal Vicario generale Mons.Rosario Riccio Pepoli, la Chiesa prende la titolazione di Chiesa Parrocchiale dei Santi Apostoli Pietro e Paolo; fu fatta allora una elencazione particolareggiata delle diverse cappelle: da un lato quelle del Rosario. Dell’Annunciazione, di S.Caterina, dell’Epifania; dall’altro quelle dell’Addolorata, della Concezione, della SS.Trinità e Assunzione, di S.Gaetano e del Corpo di Cristo. Anche l’Altare Maggiore mutava veste:dai mattoni passava al marmo, elegantemente concepito. Il clero era composto da 12 sacerdoti e 4 chierici.

Nel lasso di tempo tra il 1716 e il 1731 la Chiesa viene ricostruita e allungata. Infatti, la Cappella dell’Addolorata (delle Anime del Purgatorio), prima staccata, da ora è invece incorporata, con un raccordo in muratura che può essere ancora oggi rilevato, tra l’Addolorata e la Chiesa.

Altro lavoro di ampliamento e di rinnovo si è avuto dal 1731 al 1746, periodo in cui, come si evince dalla relazione di Mons. Raimondi, la Chiesa viene allargata, con l’aggiunta di ambulacri laterali e relativa sistemazione di cappelle. Ai muri della navata principale vengono affiancati dei semipilastri e viene sistemato il presbitero con il coro e si provvede anche a coprire “a botte” la Chiesa stessa.

Dalla visita, quindi, del 12 dicembre 1746, partendo Mons. Raimondi dal “ccornu Evangelii”, dopo la visita alle cappelle del Rosario, dell’Annunciazione e di S.Caterina, “sequitur locus pro alia cappella costruenda qui est assignatus familiae de Ciaccio, cui fuit iniunctum, ut infra annum omnino curet fundationem, erectionem, praedictae cappellae erigendae ad ornamentum aecclesiae, sub paena privactiones juris patronatus et loci assignati”.

Continuano i lavori di abbellimento, mentre gli stucchi saranno completati verso la fine del secolo XVIII; infatti, gli altari delle cappelle laterali portano la data del 1788; è del 1716 il campanile che, più tardi, perde la parte più alta, perché colpito da un fulmine.

Le altre Chiese di Pisciotta sono quasi tutte del 1700: da quella della Madonna della Mercede, annessa alla Casa Lancillotti; quella di S.Michele Arcangelo, per grazie legate alla prigionia in Africa ad opera di saraceni nel sec.XVII; quella del Carmine, quella della Madonna Assunta. Sono da ricordare una, al titolo di S.Sofia, nei pressi della Piazza, che ricorda nel nome la presenza dei monaci Basiliani nel territorio. Inoltre quelle di S.Antonio e di S.Bernardino che erano collocate nei posti dove avveniva l’inumazione di morti per peste e per colera.

Inoltre ve n’è una alla Marina di Pisciotta, della stessa epoca, senza diritto d’asilo per decisione di Ferdinando IV.

Infine, il Convento del 1552, in abbandono, per grossi pericoli di frane, fin dalla seconda metà dell’800, fu costruito nella zona da Ilaria di Lauria, sorella di Ruggero di Lauria.

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